Eredità del coniuge: quote, diritti e casa familiare — 2026
Quote del coniuge superstite nei 4 scenari familiari, diritto di abitazione art. 540 c.c., regole per separato, divorziato, unione civile.
Cosa eredita il coniuge superstite?
La quota del coniuge dipende dalle altre persone in famiglia. I 4 scenari principali stabiliti dal Codice Civile:
- Coniuge solo: tutto (100%) al coniuge — niente figli, genitori o fratelli del defunto.
- Con 1 figlio: metà (50%) al coniuge e metà al figlio.
- Con 2 o più figli: un terzo (33,3%) al coniuge, due terzi (66,6%) ai figli in parti uguali.
- Con genitori o fratelli del defunto, no figli: due terzi (66,6%) al coniuge, un terzo (33,3%) agli altri.
Oltre alla quota, il coniuge può continuare a vivere nella casa di famiglia per tutta la vita.
Chi era unito civilmente eredita come un coniuge. Chi era separato per colpa propria o divorziato non eredita. Il convivente non sposato eredita solo se nominato in un testamento.
Sul piano fiscale, il coniuge non paga tasse fino a €1.000.000 ricevuti; oltre questa soglia paga il 4% — vedi le franchigie dell'imposta di successione.
(Fonte: Codice Civile artt. 540, 581-585 + L. 76/2016)La quota del coniuge: i 4 scenari
Dopo la morte di un coniuge, la prima domanda è sempre la stessa: cosa spetta al vedovo o alla vedova. La risposta dipende dalla composizione della famiglia. Il Codice Civile disegna 4 scenari tipici.
Senza testamento si applicano le regole della successione legittima (la legge decide al posto del defunto). Con testamento, una parte dell'eredità resta riservata per legge — è la quota minima che il defunto non può togliere nemmeno con testamento, chiamata in legge "legittima". Nei casi comuni le due quote coincidono numericamente, ma il vincolo è diverso: la quota minima blinda quella parte anche se il testamento dice altro. Per la quota minima riservata dalla legge vedi la guida a legittima e legittimari. Per le quote di tutte le famiglie tipo senza testamento vedi successione senza testamento.
| Situazione familiare | Quota senza testamento | Quota minima riservata dalla legge | Quota agli altri |
|---|---|---|---|
| Coniuge solo (niente figli, genitori o fratelli del defunto) | tutto (100%) | metà (50%) | — |
| Coniuge + 1 figlio | metà (50%) | un terzo (33,3%) | metà (50%) al figlio |
| Coniuge + 2 o più figli | un terzo (33,3%) | un quarto (25%) | due terzi (66,6%) ai figli in parti uguali |
| Coniuge + genitori o fratelli del defunto (no figli) | due terzi (66,6%) | metà (50%) | un terzo (33,3%) agli altri |
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In tutti e 4 gli scenari spetta anche il diritto di continuare a vivere nella casa di famiglia per tutta la vita e di usare i mobili che ci sono dentro. Questo diritto non si somma alla quota di eredità: vale a prescindere, in più.
(Fonte: Codice Civile artt. 540, 581-583)Per simulare un caso specifico con patrimonio reale usa il calcolatore nella guida quote ereditarie. Per il calcolo dell'imposta di successione e la franchigia di €1.000.000 vedi le franchigie dell'imposta di successione.
Il diritto di restare nella casa di famiglia
Questo è il punto che conta di più. La legge dà al vedovo o alla vedova due diritti che valgono a prescindere dalla quota di eredità: il diritto di continuare a vivere nella casa di famiglia per tutta la vita (in legge si chiama "diritto di abitazione"), e il diritto di usare i mobili e gli arredi che ci sono dentro. Nessuno può mandare via il coniuge dalla casa di famiglia: né i figli, né i figli del primo matrimonio del defunto, né fratelli o genitori.
(Fonte: Codice Civile art. 540 comma 2)Il diritto ha 4 caratteristiche pratiche:
- Automatico: scatta nel momento stesso della morte, senza bisogno di firmare nulla.
- Per tutta la vita: dura finché vedovo o vedova è in vita.
- Personale: alla sua morte, la casa torna ai figli o agli altri eredi del defunto. Non passa ai suoi eredi.
- Per abitarci, non per affittare: si può viverci, non darla in affitto a terzi.
Il diritto di restare in casa viene prima della quota di eredità: viene prima della parte libera (quella che il defunto poteva lasciare a chiunque), prima della quota minima riservata, e prima della quota dei figli. L'uso dei mobili copre gli arredi normali della casa (letti, armadi, cucina, elettrodomestici), non quadri di valore o cose legate al lavoro del defunto.
Casi particolari. Se il diritto scatta o no dipende dalla situazione:
| Situazione | Diritto di restare? | Nota |
|---|---|---|
| Casa di proprietà solo del defunto, residenza dei coniugi | Sì, automatico, per tutta la vita | Caso base |
| Casa intestata al 50% a entrambi (comunione legale) | Sì, sul 50% del defunto | La metà di chi resta in vita è già sua dal momento della morte. Il diritto vale sull'altra metà |
| Casa intestata al defunto e a un'altra persona (es. il fratello del defunto) | Sì, solo sulla quota del defunto | L'altro comproprietario mantiene tutti i suoi diritti sul proprio 50% |
| Casa in affitto (il defunto era l'inquilino) | No | Il contratto di affitto passa a coniuge, eredi e familiari conviventi che vivevano nella casa con il defunto. La Corte Costituzionale ha esteso questa tutela anche al convivente non sposato |
| Seconda casa o casa vacanze | No | Si divide con gli altri eredi come gli altri beni |
| Separato senza colpa, casa di prima non più abitata | No | Il diritto vale solo se la casa era ancora la residenza dei coniugi al momento della morte. La giurisprudenza è costante su questo |
| Unito civilmente, casa di residenza comune | Sì, esattamente come un coniuge sposato | Trattamento identico |
| Convivente non sposato, casa di residenza comune del defunto | No — solo un diritto temporaneo da 2 a 5 anni | Vedi sezione "Unione civile e convivenza non sposata" |
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Se i coniugi erano in comunione legale dei beni: metà è già del coniuge rimasto in vita. Se la casa era intestata al 50% a entrambi in comunione legale, metà è sua dal momento della morte — non entra nemmeno nell'eredità. Solo l'altro 50% (quello del defunto) si divide tra gli eredi, e il diritto di restare in casa vale su quel 50%.
Per renderlo valido verso banche, catasto e altri eredi. Il diritto scatta in automatico, ma per essere riconosciuto da banche, catasto e altri eredi va registrato pubblicamente al catasto con la voltura. È lo stesso passaggio in cui si applica l'agevolazione prima casa: si pagano €200 fissi di imposta ipotecaria e altri €200 fissi di imposta catastale, invece del 2% + 1% sul valore. Per procedura e benefici fiscali vedi la guida agevolazione prima casa nella successione.
Se i coniugi erano separati
La separazione legale non scioglie il matrimonio: il vincolo resta anche dopo la separazione. Ma la legge distingue due situazioni opposte.
Separato senza colpa: mantiene tutto. Se la separazione era stata concordata fra marito e moglie (consensuale) o decisa dal giudice senza addebitare la responsabilità a uno dei due, vedovo o vedova conserva gli stessi diritti del coniuge non separato. Quote piene nei 4 scenari, quota minima riservata piena. Diritto di restare nella casa di famiglia, se la casa era ancora la residenza dei due al momento della morte.
(Fonte: Codice Civile art. 585 comma 1)Separato per colpa: niente quota. Se una sentenza definitiva del giudice ha riconosciuto la colpa di chi ora rimane in vita, questo non è più erede. In casi rari spetta solo un assegno vitalizio a carico dell'eredità, ma solo se al momento della morte il vedovo o la vedova stava già ricevendo dal defunto un assegno di mantenimento per i bisogni essenziali. L'importo dipende dai beni dell'eredità e dal numero degli eredi, e non può mai superare quanto già ricevuto prima.
Questo caso è raro: richiede una sentenza definitiva del giudice, non una semplice separazione conflittuale.
(Fonte: Codice Civile art. 548 comma 2)Attenzione alla casa di famiglia. Il caso particolare frequente: separati senza colpa che dopo la separazione vivevano in case diverse. Il diritto di restare in casa vale solo se la casa era ancora la residenza dei due al momento della morte, non se era stata abbandonata da anni. Se marito e moglie non vivevano più insieme da tempo, il diritto sulla ex casa di famiglia non scatta. Se ci sono dubbi sui debiti del defunto e si pensa di rinunciare, vedi la guida rinuncia all'eredità.
Se il coniuge era divorziato
La regola è netta: chi è divorziato non eredita. Il divorzio scioglie il matrimonio e con esso il diritto di ereditare. Zero quota, zero quota minima riservata, zero diritto di restare in casa.
Esiste un'unica eccezione, in casi limitati: se al momento della morte l'ex-coniuge stava ricevendo dal defunto un assegno mensile (l'assegno divorzile) e ne ha effettivamente bisogno per vivere, può chiedere al giudice un assegno periodico a carico dell'eredità. Non è una quota di eredità: è un obbligo di sostegno economico che prosegue dopo la morte. Il giudice lo valuta in base ai beni dell'eredità, al numero di eredi e a un'eventuale pensione spettante all'ex-coniuge.
Si chiede con ricorso al tribunale, non scatta automaticamente, e finisce se l'ex-coniuge si risposa o non ne ha più bisogno. Se invece il defunto ha lasciato qualcosa all'ex-coniuge con testamento dopo il divorzio, quella disposizione vale come per qualunque persona estranea alla famiglia: niente quota minima riservata, perché l'ex-coniuge non rientra più nella categoria protetta dalla legge.
(Fonte: Legge 898/1970 art. 9-bis (legge sul divorzio))Unione civile e convivenza non sposata: cosa cambia
La legge sulle convivenze del 2016 (legge n. 76/2016, conosciuta come "legge Cirinnà") ha introdotto due istituti diversi, spesso confusi. Le conseguenze quando uno dei due muore sono opposte.
Unione civile: stessi diritti del coniuge sposato. Chi era unito civilmente eredita esattamente come un coniuge: stesse quote nei 4 scenari, stessa quota minima riservata, stesso diritto di restare nella casa di famiglia per tutta la vita, stessa aliquota fiscale del 4% con franchigia di €1.000.000 (franchigie successione).
(Fonte: Legge 76/2016 comma 21)Convivenza non sposata: niente eredità per legge. Il convivente non sposato non è erede per legge e non rientra nella categoria protetta dalla quota minima riservata. La legge gli dà solo un diritto temporaneo di continuare ad abitare la casa dove i conviventi vivevano insieme, se il defunto ne era il proprietario.
| Differenze | Unito civilmente | Convivente non sposato |
|---|---|---|
| Quota di eredità senza testamento | Sì (come coniuge) | No |
| Quota minima riservata dalla legge | Sì, esattamente come un coniuge sposato | No |
| Diritto di restare in casa per tutta la vita | Sì | No |
| Diritto temporaneo di restare in casa | N/A | Sì, da 2 a 5 anni |
| Aliquota imposta successione | 4% | 8% |
| Franchigia (quanto non paghi) | €1.000.000 | Nessuna |
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Quanto dura il diritto temporaneo del convivente:
- Convivenza durata meno di 2 anni: il convivente può restare in casa per 2 anni.
- Convivenza durata almeno 2 anni, senza figli minorenni o disabili: 3 anni.
- Convivenza con figli minorenni o disabili che abitano la casa: minimo 5 anni.
Il diritto finisce se il convivente superstite lascia stabilmente la casa, si sposa, si unisce civilmente o inizia una nuova convivenza. L'accertamento si fa con la dichiarazione anagrafica al comune. Per ereditare davvero sarebbe servito un testamento a favore del convivente: valido, ma con aliquota fiscale dell'8% senza franchigia.
(Fonte: Legge 76/2016 commi 42-44 (convivenze di fatto))Esempi pratici
Caso 1 — Coniuge solo, nessun altro erede. Marta, 72 anni, perde il marito Carlo. Carlo non ha figli, i suoi genitori sono morti, non ha fratelli. Patrimonio: casa €280.000 + conti €120.000. Marta eredita tutto (100%): €400.000 totali. Il diritto di restare in casa è già compreso nella piena proprietà.
Caso 2 — Coniuge + 1 figlio, casa intestata a entrambi. Luigi, 68 anni, perde Anna. C'è un figlio, Marco. Casa di famiglia €300.000 intestata al 50% a entrambi (comunione legale), conti di Anna €60.000. La metà della casa (€150.000) è già di Luigi dal momento della morte. L'eredità di Anna è quindi €150.000 (la sua metà di casa) + €60.000 (i conti) = €210.000. Luigi prende metà (50%) = €105.000; Marco prende metà (50%) = €105.000. Luigi ha in più il diritto di restare nella casa per tutta la vita e di usare i mobili.
Caso 3 — Coniuge + suocera + cognata, no figli. Paola, 58 anni, perde Stefano. La madre di Stefano è viva e c'è una sorella di Stefano. Patrimonio €330.000 (casa €250.000 + conti €80.000). Paola prende due terzi (66,6%) = €220.000. I restanti €110.000 si dividono fra la madre e la sorella, con la garanzia che alla madre vada almeno la metà di quei €110.000. Paola mantiene il diritto di restare nella casa di famiglia e di usare i mobili.
(Fonte: Codice Civile artt. 542, 581, 582 e 583)Le domande più frequenti sull'eredità del coniuge
Pensiamo noi a tutta la pratica di successione
Un prezzo unico di €199. Dichiarazione, F24, lettere banche, volture (inclusa la trascrizione del diritto di abitazione del vedovo o della vedova), guide, atti per il notaio se servono. Solo le imposte di legge si pagano a parte. Rimborso entro 14 giorni senza domande.
Per la parte fiscale collegata vedi la guida agevolazione prima casa nella successione: come registri al catasto il diritto di restare in casa, quali imposte si pagano e quando scatta il pagamento ridotto a €200 fissi di imposta ipotecaria e €200 fissi di catastale.
Fonti
- Codice Civile, artt. 536-564 — Legittima e diritto di abitazione(1942-03-16)
- Codice Civile, artt. 565-586 — Successione legittima(1942-03-16)
- L. 76/2016 — Unioni civili e convivenze di fatto (Cirinnà)(2016-05-20)
- L. 898/1970 — Scioglimento del matrimonio (divorzio)(1970-12-01)
- L. 151/1975 — Riforma del diritto di famiglia(1975-05-19)