Eredità in Italia: chi eredita e come funziona — 2026
Guida civile alla successione: chi eredita con e senza testamento, quote di legittima, le 3 scelte dell'erede, timeline e mappa agli 11 approfondimenti.
Come funziona l'eredità in Italia?
L'eredità è l'insieme di beni e debiti che il defunto lascia ai suoi familiari. La successione si apre automaticamente al momento della morte, nel luogo dell'ultimo domicilio del defunto.
Due strade decidono chi eredita e in che misura:
- Senza testamento: la legge stabilisce gli ordini di chiamata. Eredita prima il coniuge insieme ai figli, poi i genitori, poi i fratelli, poi i parenti fino al sesto grado. In ultima istanza eredita lo Stato.
- Con testamento: il defunto distribuisce i beni come vuole. Coniuge, figli e genitori hanno comunque una quota minima riservata, chiamata legittima.
Ogni erede ha 3 scelte entro 10 anni: accettare, accettare con beneficio d'inventario (per non rispondere dei debiti del defunto con il proprio patrimonio), oppure rinunciare.
Sul piano fiscale, la dichiarazione all'Agenzia delle Entrate va presentata entro 12 mesi dalla morte.
(Fonte: Codice Civile artt. 456, 565-586, 536-564, 470-525 + D.Lgs. 346/1990 art. 31)Cos'è l'eredità e cosa succede al momento della morte
L'eredità è l'insieme dei beni e dei debiti che il defunto lascia ai suoi familiari. La successione è il passaggio di quei beni e debiti agli eredi. Sono due parole diverse per due cose diverse: l'eredità è ciò che si trasferisce, la successione è il fenomeno con cui si trasferisce. Tutta la disciplina civile sta nel Codice Civile, dal 1942, con aggiornamenti puntuali dovuti alla parità fra figli del 2012 e alle unioni civili del 2016.
La successione si apre al momento della morte, nel luogo dell'ultimo domicilio del defunto. (Fonte: Codice Civile, art. 456 · aggiornato al 1942-03-16) Aprire la successione vuol dire che da quell'istante l'eredità è cristallizzata. I beni che il defunto possedeva diventano il patrimonio trasferibile, i debiti si sommano al passivo, e iniziano a correre due scadenze parallele.
Le due scadenze viaggiano insieme ma hanno regole diverse. Sul piano civile, ogni chiamato all'eredità ha 10 anni di tempo per decidere se accettare o rinunciare. Sul piano fiscale, la dichiarazione di successione all'Agenzia delle Entrate va presentata entro 12 mesi dalla morte. Tutta questa guida parla del piano civile; quando il problema è fiscale, il rinvio è in fondo (vedi §7 più avanti).
Il luogo di apertura conta più di quanto sembri. Determina il tribunale competente per gli atti giudiziari della successione: la rinuncia in cancelleria, la nomina del tutore per gli eredi minorenni, l'azione del legittimario. Conta il domicilio del defunto, non il luogo fisico del decesso. Se il defunto era residente a Roma ma è morto in ospedale a Milano, la successione si apre a Roma.
L'apertura è automatica: nessuno deve aprire nulla, non c'è un atto notarile o una comunicazione al Comune che "fa partire" la successione. La morte è l'unico evento che conta. Le pratiche da fare vengono dopo, e sono quelle che descrive questa guida.
Una precisazione utile prima di entrare nel merito. Il Codice Civile distingue chi è chiamato all'eredità (chi può ricevere l'eredità per legge o per testamento) da chi è erede: il chiamato diventa erede solo quando accetta. Nel linguaggio comune si dice "sono erede di mio padre" fin dal giorno della morte, ma tecnicamente il chiamato diventa erede solo con l'accettazione. La distinzione non è formale: cambia la responsabilità per i debiti, i termini per la dichiarazione fiscale, la possibilità di rinunciare. La sezione §5 ruota intorno a questo passaggio.
Le parole che si confondono: eredità, successione, eredi, legittimari
Quattro parole si usano spesso come sinonimi e non lo sono. La differenza fra eredità e successione è quasi solo tecnica. La differenza fra eredi legittimi e legittimari è invece decisiva: cambia chi prende cosa, e in quali casi.
| Termine | Cosa è | Quando si applica |
|---|---|---|
| Eredità | L'insieme di beni e debiti che il defunto lascia ai familiari | Sempre: è l'oggetto trasferito |
| Successione | Il fenomeno giuridico con cui l'eredità passa agli eredi alla morte | Sempre: è il processo |
| Eredi legittimi | Chi è chiamato all'eredità dalla legge se non c'è testamento | Solo nella successione senza testamento |
| Legittimari | Coniuge, figli e — se non ci sono figli — genitori del defunto: hanno una quota riservata anche se c'è testamento | Sempre, se in famiglia ci sono questi parenti |
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La distinzione che cattura quasi tutte le incomprensioni di famiglia è quella fra eredi legittimi e legittimari. Non sono la stessa cosa. Un figlio è sempre legittimario; è erede legittimo solo se manca un testamento valido. Un fratello del defunto è erede legittimo se non ci sono figli, coniuge o genitori; non è mai legittimario, perché la legittima non spetta ai fratelli. Per la disambiguazione completa con la tabella delle quote di riserva, vedi la guida dedicata a legittima e legittimari.
Un'altra coppia che confonde: "successione ereditaria" e "successione di morte" sono lo stesso concetto. Sono sinonimi tecnici della successione che si apre con il decesso di una persona. Il Codice Civile usa "successione" senza aggettivi. La prassi notarile e i giornali aggiungono "ereditaria" o "di morte" per distinguerla da altri tipi di successione giuridica (la successione tra vivi nei contratti, ad esempio). Quando si legge una di queste espressioni, si sta parlando della stessa materia di questa guida.
Stesso discorso per "diritto di successione". Indica il diritto soggettivo di essere chiamati all'eredità. In senso più ampio, indica il ramo del diritto civile che disciplina la materia (Libro Secondo del Codice Civile). Non va confuso con l'imposta di successione, che è il tributo dovuto all'Agenzia delle Entrate sull'eredità netta.
Le due strade: con o senza testamento
Quando si apre una successione, la legge offre due strade per stabilire chi eredita e in che misura. Si escludono a vicenda sui beni che coprono, ma possono convivere sullo stesso patrimonio per parti diverse.
Successione legittima — opera quando manca un testamento valido, oppure quando il testamento c'è ma dispone solo di una parte dei beni. Il Codice Civile stabilisce gli ordini di chiamata: la legge, non la volontà del defunto, decide chi eredita. Il meccanismo è oggettivo: si guarda alla famiglia del defunto al momento della morte e si applicano le quote previste. Per il dettaglio con le 6 famiglie tipo e gli esempi numerici, vedi successione senza testamento.
Successione testamentaria — opera quando il defunto ha lasciato un testamento valido. I tipi di testamento principali in Italia sono tre: olografo (scritto a mano dal defunto), pubblico (redatto dal notaio davanti a testimoni), segreto (consegnato al notaio in busta chiusa). Il testatore distribuisce i beni a chi vuole e nella misura che vuole, con un vincolo: non può togliere ai legittimari la quota che la legge garantisce loro. Il testamento olografo, il più comune, deve essere pubblicato davanti a un notaio prima di produrre effetti. Tipi di testamento, pubblicazione, validità e limiti nella guida successione testamentaria.
Il vincolo della legittima è il ponte fra le due strade. Anche con un testamento, coniuge, figli e — solo in mancanza di figli — genitori del defunto hanno diritto a una quota minima intoccabile. Si chiama legittima o quota di riserva. Se il testamento riduce la legittima sotto la soglia di legge, chi ne ha diritto può rivolgersi al giudice per riportare la propria quota. Si chiama azione di riduzione e si esercita entro 10 anni dall'apertura della successione. In Italia non si può diseredare un legittimario: il defunto può disporre liberamente solo della quota disponibile (quello che resta dopo aver messo da parte la legittima).
Le due strade possono anche coesistere sullo stesso patrimonio. Se il testamento dispone solo di alcuni beni (per esempio: "lascio l'orologio a mio nipote"), il resto segue la successione senza testamento. Gli eredi legittimi prendono la quota residua secondo le regole di legge, il testamento vale per quel singolo bene. Si dice allora che la successione è in parte testamentaria e in parte legittima. È una situazione frequente con i testamenti olografi scritti di fretta, che dispongono di un paio di cose senza coprire tutta l'eredità. Il testamento sostituisce la legge solo sui beni che copre; sul resto, decide la legge.
Chi eredita senza testamento: gli ordini della legge
Quando manca un testamento, il Codice Civile stabilisce in modo tassativo chi viene chiamato all'eredità e in quale ordine. La gerarchia non è negoziabile: ogni ordine esclude quelli successivi, salvo concorso con il coniuge nei casi previsti. I figli escludono i genitori e i fratelli del defunto, ma concorrono con il coniuge. Se non ci sono figli, il coniuge concorre con i genitori e i fratelli del defunto. La successione si ferma al sesto grado di parentela; oltre quel grado, l'eredità va allo Stato.
| Ordine | Chi eredita | Quando subentra |
|---|---|---|
| 1 | Coniuge (o parte dell'unione civile) | Sempre se in vita: concorre con i figli oppure, se non ce ne sono, con i genitori e i fratelli del defunto |
| 2 | Figli (e, se un figlio è già morto, i suoi figli) | Escludono i genitori e i fratelli del defunto; concorrono con il coniuge |
| 3 | Genitori e altri ascendenti del defunto | Solo se non ci sono figli |
| 4 | Fratelli e sorelle del defunto | Solo se non ci sono figli; concorrono con i genitori e con il coniuge |
| 5 | Altri parenti fino al sesto grado | Solo se non ci sono coniuge, figli, genitori, fratelli |
| 6 | Stato | Solo se non c'è nessun altro parente entro il sesto grado |
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La tabella risponde alla domanda chi eredita, non a in che quota. Le frazioni cambiano in base a come si combinano i chiamati. Coniuge da solo prende tutto (100%). Coniuge più un figlio si dividono metà (50%) a testa. Coniuge più due o più figli vanno un terzo (33,3%) al coniuge e due terzi (66,6%) divisi in parti uguali fra i figli. Per la tabella completa delle famiglie tipo con esempi numerici su €300.000, €600.000 e €1.000.000, vedi successione senza testamento. Per il metodo universale di calcolo che tiene conto della legittima e delle donazioni in vita, vedi quote ereditarie.
Due meccanismi speciali completano il quadro degli ordini. Il primo è la rappresentazione. Se un figlio del defunto è morto prima del genitore, i suoi figli (cioè i nipoti del defunto) subentrano nella quota che sarebbe andata al genitore già morto. Esempio: defunto con due figli, di cui uno premorto che lascia due nipoti. Il figlio in vita prende metà (50%); i due nipoti si dividono l'altra metà per rappresentazione, ognuno un quarto (25%). Il secondo meccanismo è la devoluzione allo Stato. Se non c'è nessun parente entro il sesto grado e non c'è testamento, l'eredità va allo Stato. Lo Stato risponde dei debiti del defunto solo nei limiti del valore dei beni ricevuti.
Per i casi specifici di coniuge, figli e minorenni, vedi le guide eredità del coniuge e eredità dei figli.
Un punto che confonde di frequente: l'ordine non si sceglie. Non esiste una graduatoria in cui gli eredi di prima fascia possono lasciare il posto a quelli di seconda. Se c'è anche un solo figlio del defunto, i genitori e i fratelli del defunto sono esclusi automaticamente. L'unica via per cui un parente di ordine successivo può arrivare all'eredità è la rinuncia dei chiamati prioritari, oppure la loro morte già avvenuta prima del defunto. Il meccanismo è rigido per costruzione. Chi vuole distribuire i beni diversamente dall'ordine della legge ha un solo strumento: fare testamento in vita, nel rispetto della legittima.
Le 3 scelte dell'erede: accettare, accettare con beneficio, rinunciare
Qui sta la decisione pratica. Essere chiamati all'eredità non vuol dire essere eredi. Il chiamato diventa erede solo quando accetta. Se rinuncia, si considera come se non fosse mai stato chiamato. Se non fa niente, ha 10 anni di tempo per decidere. Dopo i 10 anni il diritto si prescrive e il chiamato perde la possibilità di accettare.
Le opzioni che la legge offre sono tre, e si escludono a vicenda.
| Scelta | Cosa significa | Termine | Si può tornare indietro? |
|---|---|---|---|
| Accettazione pura | L'erede prende tutto, attivo e passivo, e risponde dei debiti del defunto anche con il patrimonio personale | 10 anni | No, una volta accettato non si può più rinunciare |
| Accettazione con beneficio d'inventario | L'erede prende l'eredità ma risponde dei debiti solo nei limiti dei beni ricevuti, senza intaccare il patrimonio personale | 10 anni; se l'erede vive nei beni del defunto, l'inventario va fatto entro 3 mesi | No |
| Rinuncia | L'erede rifiuta. Effetto retroattivo: si considera come non chiamato fin dall'inizio | 10 anni | Sì, finché nessun altro chiamato ha accettato e non sono passati i 10 anni |
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Accettazione pura è la via più semplice e più rischiosa. L'erede incorpora tutto: beni e debiti. Risponde dei debiti del defunto anche con il proprio patrimonio personale. Può essere espressa (con dichiarazione formale davanti al notaio o al cancelliere del tribunale) oppure tacita: comportamenti che valgono come accettazione anche senza averla firmata. Vendere un bene del defunto, incassare un suo credito, presentare la dichiarazione di successione all'Agenzia delle Entrate sono tutti atti che valgono come accettazione tacita. È la modalità della maggioranza dei casi.
Accettazione con beneficio d'inventario è la terza via. Protegge l'erede separando il patrimonio del defunto da quello personale: l'erede risponde dei debiti del defunto solo nei limiti dei beni ricevuti. Va dichiarata davanti al notaio o al cancelliere del tribunale e seguita da un inventario formale del patrimonio. I termini sono più stretti se l'erede vive nei beni del defunto (per esempio, abita la casa o gestisce i conti). In quel caso l'inventario va fatto entro 3 mesi, e poi entro 40 giorni l'erede deve decidere. Per i minorenni e gli incapaci la legge impone il beneficio d'inventario: il genitore o il tutore non può accettare puramente, per proteggere il minore dai debiti. Procedura, matrice decisionale e costi nella guida accettazione con beneficio d'inventario; il caso speciale dei minorenni nella guida successione con eredi minorenni.
Rinuncia è l'atto formale con cui il chiamato rifiuta. Si fa davanti al notaio o al cancelliere del tribunale. Ha effetto retroattivo: chi rinuncia si considera come non chiamato fin dal momento della morte del defunto. Due punti importanti che sfuggono ai più. Primo: la rinuncia è totale. Non si può rinunciare ai debiti tenendosi i beni. Secondo: se un chiamato rinuncia, i suoi figli possono subentrare al posto suo (è la rappresentazione vista sopra). Anche i figli devono decidere, e se sono minorenni serve l'autorizzazione del giudice tutelare. Procedura, costi cancelleria contro notaio, gratuito patrocinio ed effetti sui figli nella guida rinuncia all'eredità. Per capire se conviene rinunciare invece di accettare con beneficio o accettare puramente, vedi conviene rinunciare all'eredità.
I 10 anni sono il termine ordinario, ma non sono l'unica scadenza. Chi ha interesse a che il chiamato decida prima può rivolgersi al giudice per fissare un termine breve. Può farlo un altro chiamato che vuole sapere se subentrerà, oppure un creditore del defunto. Se il giudice fissa il termine e il chiamato non risponde, la legge considera che abbia rinunciato (non che abbia accettato). Il termine breve tipico è 3 mesi, ma lo decide il giudice caso per caso. Conseguenza pratica: se gli altri parenti chiedono al giudice di fissare un termine, il chiamato non ha davvero 10 anni; ha il tempo che il giudice fissa.
Un ultimo punto sulla parte decisionale. Una volta che l'erede ha accettato puramente, non può più rinunciare: l'accettazione è irrevocabile. Vale anche per l'accettazione tacita (un comportamento che vale come accettazione anche senza firma). Chi ha rinunciato può invece revocare la rinuncia, ma solo a due condizioni. Primo: che nessun altro chiamato abbia già accettato al posto suo. Secondo: che non siano passati i 10 anni. La revoca è l'unico ripensamento ammesso. Serve a chi rinuncia in fretta per paura di debiti che poi si rivelano inesistenti.
Ci pensiamo noi a tutta la pratica di successione.
€199. Dichiarazione, F24, lettere banche, volture, guide, atti per il notaio se servono. Solo le imposte di legge si pagano a parte.
Casi familiari ricorrenti
Sotto la cornice generale ci sono cinque situazioni familiari che hanno regole speciali. Sono le più frequenti.
Coniuge superstite (vedovo o vedova). Le quote del coniuge cambiano nei 4 scenari: coniuge solo, coniuge con un figlio, coniuge con due o più figli, coniuge con genitori o fratelli del defunto. Oltre alla quota, al coniuge spetta il diritto di restare a vivere nella casa di famiglia per tutta la vita (la legge lo chiama "diritto di abitazione", art. 540 c.2 c.c.). Le regole cambiano se i coniugi erano separati o divorziati. La parte dell'unione civile è equiparata al coniuge dalla legge del 2016. Il convivente non sposato non è erede per legge, ma ha il diritto di restare nella casa per un periodo limitato dopo la morte. Quote, diritto di abitazione, separato e divorziato, unione civile e convivenza nella guida eredità del coniuge.
Figli. Tutti i figli ereditano in parti uguali dal genitore: nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio, adottivi in adozione piena. La parità completa è arrivata con la riforma del 2012 che ha abolito le distinzioni storiche fra figli "legittimi" e "naturali". Il caso che genera più confusione è il figlio premorto: la sua quota non va ai fratelli né al coniuge del defunto, ma ai suoi figli (cioè i nipoti del defunto), per rappresentazione. Quote dei figli, parità del 2012, adozione piena e adozione in casi particolari, rappresentazione con esempio numerico nella guida eredità dei figli.
Erede minorenne. Se tra i chiamati c'è un minore di 18 anni, la legge impone l'accettazione con beneficio d'inventario obbligatoria: il genitore o il tutore non può accettare puramente, per proteggere il minore dai debiti del defunto. La procedura passa dal giudice tutelare, che autorizza sia l'accettazione sia la rinuncia quando entrambe servono all'interesse del minore. Termine speciale: il minore ha tempo fino a un anno dopo i 18 anni per fare o confermare l'inventario, non i 3 mesi previsti per gli adulti. Procedura presso il giudice tutelare, documenti, rappresentanza dei genitori o del tutore nella guida successione con eredi minorenni.
Erede premorto (rappresentazione). Se chi sarebbe stato chiamato all'eredità muore prima del defunto, in alcuni casi la legge fa subentrare i suoi discendenti. La rappresentazione opera fra i discendenti del defunto (i nipoti subentrano al posto del figlio già morto) e, fra i collaterali, solo a favore dei figli dei fratelli e delle sorelle del defunto, non oltre. È il meccanismo che spiega perché, in una successione senza testamento con tre figli di cui uno già morto che lascia due nipoti, la divisione finale è un terzo (33,3%) + un terzo (33,3%) + un sesto (16,6%) + un sesto (16,6%), e non un quarto a testa. L'esempio numerico passo a passo è in successione senza testamento e in eredità dei figli.
Patrimonio incerto (debiti possibili). Se l'erede non sa cosa c'è nei beni del defunto, e in particolare se ci sono debiti che il defunto non aveva mai dichiarato, la via prudente è l'accettazione con beneficio d'inventario. Limita la responsabilità ai beni ereditati e protegge il patrimonio personale. Cosa entra nell'eredità (beni immobili, conti, titoli, crediti), cosa non entra (polizze vita con beneficiario designato, TFR ai familiari) e come si calcola il valore netto nella guida asse ereditario. Se invece il dubbio è "conviene rinunciare o conviene accettare con beneficio?", la guida decisionale è conviene rinunciare all'eredità.
Quando il problema è fiscale: il ponte
Tutto quello descritto fin qui è diritto civile. Riguarda chi eredita, in che quota, con quali strumenti l'erede si protegge. È il perimetro del Codice Civile.
Il lato fiscale è un'altra cosa. Riguarda la dichiarazione di successione all'Agenzia delle Entrate, il calcolo dell'imposta di successione, il pagamento di ipotecaria e catastale sugli immobili, la voltura catastale dopo la successione. (Fonte: D.Lgs. 346/1990 art. 31 · aggiornato al 1990-10-31) I due piani viaggiano in parallelo, con scadenze diverse: 12 mesi sul piano fiscale per la dichiarazione, 10 anni sul piano civile per l'accettazione o la rinuncia.
Un punto pratico che genera confusione. Presentare la dichiarazione di successione all'Agenzia delle Entrate vale come accettazione tacita dell'eredità sul piano civile. È il caso più comune di accettazione tacita: chi paga le imposte di successione, automaticamente accetta. Per questo, se l'erede sta valutando se rinunciare o accettare con beneficio, deve agire prima di presentare la dichiarazione fiscale, oppure scegliere il beneficio d'inventario in modo formale.
Se il problema primario è la parte fiscale — entro quando si paga, quanto, con quali franchigie, come si compila l'F24 — le guide dedicate sono dichiarazione di successione per la procedura e tasse di successione per il calcolo dell'imposta. Per una stima del costo totale (imposte + onorari professionali), vedi quanto costa una successione.
La mappa per situazione
La successione civile non è una cosa sola. Sono tre macro-decisioni con scadenze diverse: chi eredita (decisa subito, dalla legge o dal testamento), come scegliere come erede (entro 10 anni: accettazione, beneficio, rinuncia), quanto si paga al fisco (entro 12 mesi). Questa guida è la cornice; gli 11 approfondimenti qui sotto sono i pezzi di dettaglio. Si parte dalla situazione, non dal glossario.
Se non c'è un testamento → comincia da successione senza testamento per le 6 famiglie tipo, poi quote ereditarie per il calcolo della tua quota.
Se c'è un testamento (o se pensi che ce ne sia uno) → successione testamentaria per i tipi di testamento, la pubblicazione e la validità. Poi legittima e legittimari se temi che il testamento ti abbia escluso o ridotto sotto la quota di riserva.
Se vuoi rinunciare → rinuncia all'eredità per la procedura, i costi cancelleria contro notaio, il gratuito patrocinio, gli effetti sui tuoi figli.
Se non sai se conviene rinunciare → conviene rinunciare all'eredità per il confronto fra rinuncia, beneficio d'inventario e accettazione pura, con criteri pratici di scelta.
Se temi i debiti del defunto → accettazione con beneficio d'inventario per la via di mezzo fra accettazione pura e rinuncia.
Se c'è un erede minorenne → successione con eredi minorenni per la procedura presso il giudice tutelare, il termine speciale, il beneficio d'inventario obbligatorio.
Se sei il coniuge (vedovo o vedova) → eredità del coniuge per le quote nei 4 scenari, il diritto di restare nella casa di famiglia, le regole per separato, divorziato, unione civile e convivenza.
Se sei un figlio (o stai calcolando le quote dei figli) → eredità dei figli per la parità del 2012, la rappresentazione, i figli adottivi.
Se non sai cosa c'è nel patrimonio del defunto → asse ereditario per cosa entra (immobili, conti, titoli, crediti), cosa non entra (polizze con beneficiario designato, TFR ai familiari) e cosa si toglie al passivo (debiti, spese funerarie, imposte non pagate).
Se il problema è fiscale (dichiarazione, imposte, scadenze fiscali) → vai sulle guide dichiarazione di successione e tasse di successione.
Le domande che ci fanno più spesso
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Fonti
- Codice Civile, art. 456 — Apertura della successione(1942-03-16)
- Codice Civile, artt. 565-586 — Successione legittima(1942-03-16)
- Codice Civile, artt. 587-712 — Successione testamentaria(1942-03-16)
- Codice Civile, artt. 536-564 — Legittima e legittimari(1942-03-16)
- Codice Civile, artt. 470-495 — Accettazione e beneficio d'inventario(1942-03-16)
- Codice Civile, artt. 519-527 — Rinuncia all'eredità(1942-03-16)
- Codice Civile, art. 1920 — Assicurazione a favore di un terzo(1942-03-16)
- D.Lgs. 346/1990 art. 31 — Dichiarazione di successione (12 mesi)(1990-10-31)
- L. 76/2016 — Unioni civili e convivenze di fatto(2016-05-20)
- L. 219/2012 — Disposizioni in materia di filiazione(2012-12-10)